Oltre a suonare il basso nei Misandao, Mark Oi (nella foto) ha passato anni a scattare i suoi amici nella scena punk e skinhead di Beijing. Come potreste immaginare, è un grandissimo fan del fotografo di Skins, Gavin Watson. E ora che gli abbiamo mandato una copia del nuovo libro di Watson, curato da noi, Mark ci ha girato una bella selezione delle sue foto preferite degli ultimi dieci anni.
Ben Rayner di VICE UK non è soltanto uno dei fotografi più talentuosi della sua
generazione, ma anche un maestro di scarabocchi dieci volte migliore di
Picasso moltiplicato per David Shrigley elevato alla potenza di Shel
Silverstein al quadrato. Eccovi una serie di schizzi di animali che ha
disegnato durante le ultime settimane. Quando gli abbiamo fatto delle
domande sul suo lavoro, ci ha risposto, con tono profetico: "Non conta quello che sono, ma quello che non sono." Provate ad indovinare i nomi di questi animali (le sue capacità artistiche rendono il compito abbastanza facile). Il vincitore si aggiudicherà una copia del libro che verrà sicuramente pubblicato non appena un grosso editore vedrà questi disegni.
Una delle ragioni principali che spinge i giovani a voler lavorare nelle redazioni dei giornali tipo il nostro è che vogliono ricevere un sacco di roba a sbafo dagli uffici stampa. Possono essere dischi, videogiochi, cappellini, scarpe, libri, e, a volte cose più estemporanee, come (e questo ci è successo settimana scorsa) un elicottero radiocomandato. Quello che questi giovani però non capiscono è che poi noi in redazione dobbiamo trovare cose da dire su questi oggetti, se no poi quelli degli uffici stampa si arrabbiano e non ce ne mandano più. Per esempio, i bravi ragazzi di DC Shoes ci hanno chiesto di parlare di un nuovo evento che stanno organizzando, che si chiama "Love My DC". Hanno chiesto a gente con i nomi buffi come Peeta, Zork, Wany, Tosh, e La Cremeria di fare dei disegni tipo le scritte a spray sui muri, ma di farli su tele e su oggetti artistici. Poi esporranno questi lavori in giro per vari locali di tutto il nostro Bel Paese. Poi faranno anche dei video e, immaginiamo, anche delle scarpe in edizione limitata. Se non sbaglio, con questo post ne abbiamo parlato, quindi ecco, amici DC: mandateci delle scarpe. Graaaaaaazie...
L'altro giorno mi è capitato per caso di leggere questo articolo in cui si spiega come trasformare un normalissimo zoom da reflex in una lente macro, e così ho pensato di condividere questo piccolo trick con tutti voi. Tutto quello che dovete fare è smontare la vostra lente, girarla al contrario, impostarla sul grandangolare, e tenerla bene attaccata al corpo macchina in modo da non far passare nessun raggio di luce. Ottenere il fuoco che desiderate potrà essere un po' difficile e richiederà dei movimenti molto precisi di avvicinamento e allontanamento dal soggetto, ma usando una luce mirata e minimizzando il movimento potreste arrivare ad avere una certa nitidezza e qualità del risultato finale. Eccovi qualche foto che ho fatto alle cose che avevo a portata di mano!
L'immagine alla vostra sinistra vi mostra un collage fatto con maestria sopraffina dalla nostra managing editor. Sopra, c'è la doppia di apertura di un articolo che è comparso su Vice a giugno del 2008. Sotto, c'è la doppia di apertura di un articolo che è comparso su Velvet questo mese. Non è che vogliamo fare gli stronzi, e sappiamo che quasi tutte le riviste "sviluppano" gli articoli da "spunti" che "scovano nell'underground" (leggi: "copiano" gli articoli da "altri articoli" che "leggono in altre riviste o trovano su internet"). Però, cazzo, almeno cambiate il titolo, la prossima volta. Ok?
Odio quando cerco qualcosa su internet e Google capisce male e, come una tata in stato confusionale, mi dà risposte totalmente diverse da quelle che stavo cercando. Nella fattispecie, ho una passione per le ragazze che si fanno crescere i peli sotto l'ombelico. Questo non significa che mi piacciono le donne ipertricotiche, ma che ho un debole per quella striscettina di peletti sulla pancia. Una volta ho convinto una ragazza con cui uscivo a non tagliarli e alla fine anche lei era contenta di averli e si sentiva quasi un po' speciale. Ma poi un giono è andata in spiaggia con degli amici, e tutti hanno cominciato a darle del maschiaccio e roba del genere. Quindi dopo quell'episodio non ha più voluto accontentare la mia fantasia.
Ecco un esercizio divertente per la prossima settimana della moda: andate in giro ai vari spettacoli teatrali d'avanguardia ispirati alle giacche a vento e dite, con fronte corrucciata: "Cazzo, è fallita Alitalia." Notate il vuoto totale sulla faccia della persona che vi sta davanti. Ma non disperate, amici Milanesi alla ricerca di un toccasana mentre il paese va a rotoli. Sarebbe da stupidi aspettarsi di meglio dalla gente che va a questi eventi. La soluzione è semplice: andate ad eventi migliori, come la prima milanese della mostra di IthoughtIwasalone. Domenica, allo studio di VNGRD, in V.le Sabotino, 22, alle ore 20, la nostra online editor porterà delle pizzette e stuzzichini vari, il nostro direttore responsabile metterà i dischi (si vocifera solo di dirty south), e il nostro photo editor e la nostra managing editor presenteranno, oltre alla loro mostra, una nuova coppia di t-shirt in edizione limitatissima. Una delle t-shirt ha sopra una foto di un pony di Carlotta Manaigo, e l'altra una foto di un porno giapponese di Stefan Simikich. Non proprio due pirletta, come direbbe mio nonno. Ma perché mettersi una foto su una t-shirt, chiedete? Quello non lo so. Io sti cosi li scrivo e basta, mica mi pagano per pensare. Però se venite domenica lo potete chiedere direttamente ai ragazzi di ITIWA.
Il 1960, in Italia, è l’anno del “miracolo”. L’anno del PIL più alto della storia d’Italia, l’anno in cui esce La DolceVita di Fellini, che da noi viene censurato ma poi vince la Palma d’Oro a Cannes, l’anno della migrazione massiccia da sud a nord. Nel 1960 un operaio prende uno stipendio medio di 47 000 lire al mese, un giornale costa 30 lire, un caffè al bar 50. Ma il 1960 è soprattutto l’anno delle Olimpiadi di Roma. Sono le prime Olimpiadi trasmesse in televisione, non ci sono ne’ la Cina ne’ la Corea del Nord, l’Italia arriva terza nel medagliere generale, e Abebe Bikila vince la sua prima maratona correndo a piedi nudi. Altri tempi. Ed è proprio per celebrare questi altri tempi che i ragazzi di Nike hanno deciso di aprire un temporary store all’interno del teatro Belli, a Trastevere.
L’hanno inaugurato giusto giusto il giorno in cui sono iniziate le Olimpiadi di Pechino, e hanno pensato di chiamare alcuni artisti romani a reinterpretare le loro scarpe più famose. Tra di loro c’era anche un nostro collaboratore e caro amico, Scarful, e visto che non lo sentivamo da un po’ abbiamo pensato di chiamarlo per fare due chiacchiere sulle scarpe, le illustrazioni, e il metal.
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